L’energia cambia volto: la comunità può produrla a proprio vantaggio

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“Va fatto un grande sforzo per promuovere sul territorio la costituzione di comunità energetiche e in questo il Sindaco e l’Amministrazione comunale possono giocare un ruolo fondamentale”.

La proposta arriva da Alessandra Richetti, candidata Sindaco per Trieste 2021 del Movimento 5 Stelle.

Cosa sono le comunità energetiche? Con le disposizioni contenute all’articolo 42-bis del decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162 (convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8) il Governo ha reso possibile la condivisione dell’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili tra più cittadini. Condivisione che non era realizzabile in precedenza, poiché sussisteva il limite normativo per cui l’energia prodotta da un impianto alimentato da fonte rinnovabile fosse autoconsumata dall’utente presso il quale l’impianto era installato.

Precisa la candidata Sindaco: “Oggi, in virtù della nuova normativa, i consumatori di energia elettrica possono associarsi per realizzare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo collettivo. Possono partecipare persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, comprese le amministrazioni comunali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello condominiale, purché siano tutti collegati alla medesima cabina di trasformazione dell’energia di media/bassa tensione”.

“La realizzazione di questi impianti collettivi, precisa Elena Danielis, capogruppo M5S al Comune  di Trieste, oltre alla riduzione delle emissioni che permetterebbero di avvicinarsi agli obiettivi fissati per il 2030 dalla Comunità Europea, consentirebbe di ridurre i costi in bolletta combattendo anche la povertà energetica”.
Gli italiani che vivono in famiglie in povertà energetica sono oltre nove milioni, ossia più del 15% del totale, con un impatto particolarmente rilevante per la popolazione anziana. Essere “poveri energetici”, o rischiare seriamente di diventarlo, significa avere forti difficoltà ad acquistare servizi minimi come elettricità e acqua calda e a riscaldare o rinfrescare correttamente le proprie abitazioni.

Va tenuto poi conto che è possibile accedere alle detrazioni fiscali del 110% (il cosiddetto Superbonus) anche per la realizzazione di impianti fotovoltaici o di sistemi di accumulo nel contesto di autoconsumo collettivo e di Comunità energetiche, purché l’energia non autoconsumata o condivisa sia ceduta al gestore.

Quale potrebbe essere il ruolo del Comune di Trieste?  “Gli enti pubblici e in particolare i Comuni possono farsi promotori di politiche sociali attive, spiega Alessandra Richetti, promuovendo accordi tra cittadini o tra enti e cittadini in cui gli impianti potrebbero essere realizzati dal Comune anche su aree o coperture di edifici pubblici; in questo modo l’energia prodotta verrebbe condivisa”.

Secondo le due pentastellate, considerando il vasto patrimonio edilizio comunale, tra edilizia residenziale e scolastica, si potrebbe da subito e con costi molto bassi stimolare la creazione di comunità energetiche fra più condomini, o tra condomini ATER e condomini privati, anche considerando che gli enti pubblici possono cumulare la tariffa incentivante con altri incentivi (come, ad esempio, quelli derivanti dal Fondo Kyoto, fondo efficienza e fondi di programmi europei).

“Costituire in Comune uno sportello che assicuri la messa a disposizione dei cittadini delle informazioni necessarie alla realizzazione degli impianti con tutte le agevolazioni possibili”, è l’impegno di Alessandra Richetti.

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