Quel palazzo in via del Bonomo 3

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Oggi voglio raccontarvi una storia, augurandomi di urtare la sensibilità di qualcuno (la mancanza del NON davanti ad URTARE non è un errore) ma di non venir tacciato di razzismo da altri, in quanto riguarda indirettamente la questione dell’accoglimento dei rifugiati.

Vi voglio raccontare una storia triestina che nasce, vive e si sviluppa in via del Bonomo 3, una piccola via laterale al più conosciuto viale XX settembre.

Siamo nel luglio del 2014, l’Agenzia del Demanio decide di mettere in vendita proprio l’immobile che sorge a quel numero civico di via del Bonomo 3 a Trieste. La base d’asta è di 494.000 euro, già ribassata rispetto ad un precedente tentativo di mettere lo stabile sul mercato.

Due mesi dopo, il 30 settembre 2014 un privato cittadino (Giuliano Santin, in qualità di legale rappresentante della società R.S. srl con sede a Trieste) vince l’asta offrendo 530.000 euro. Caso fortunato per lui e per la sua società, è l’unico a partecipare all’asta.

Breve parentesi: non è la prima volta che a Trieste un’asta messa in piedi dal Demanio vede un unico partecipante. Succede già il 7 maggio 2014 per due palazzine posto sul retro del comprensorio dell’ex Ospedale Militare, aggiudicate da un altro privato per 610.000 euro. A mio avviso, a parte alcuni casi, il settore pubblico non dovrebbe vendere il proprio patrimonio, ma se proprio lo deve fare forse dovrebbe cercare di rivolgersi veramente al mercato pubblicizzando meglio le aste che indice.

Ma torniamo a via della Bonomo. Gli alloggi all’interno dell’edificio sono 15, quindi facendo un rapido calcolo sono circa 35.000 euro ad appartamento. Considerato che la superficie lorda ragguagliata, indicata nella scheda tecnica del demanio (https://venditaimmobili.agenziademanio.it/AsteDemanio_FE/index.php/immobiliordinari/dettaglioImmobile/ID/4507/tipo/), è di 1230 metri quadrati si può dire che l’acquirente ha fatto un buon affare: 430 euro a metro quadrato. Certo, va detto che lo stabile non è in buone condizioni e che il proprietario deve sobbarcarsi tutti gli oneri di manutenzione straordinaria che comporta uno stabile del genere. Ma la domanda è: il Demanio, ovvero il “pubblico”, ha fatto un buon affare?

Intanto l’iter continua. Il 23 marzo 2015 viene perfezionato il contratto fra l’agenzia del Demanio ed il nuovo acquirente. Cosa verrà fatto di quella palazzina? La risposta perviene il 21 aprile 2015 sul quotidiano il Piccolo (http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/04/21/news/i-profughi-in-viale-allarmano-i-residenti-1.11281636) dal quale si apprende che gli appartamenti vengono dati in locazione a ICS, società che assieme alla Caritas gestisce in provincia di Trieste la difficile questione dell’accoglimento dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. Gli appartamenti saranno destinati all’ospitalità dei profughi.

Il Piccolo riferisce che “Sono una trentina le persone che già da un paio di settimane occupano una parte degli alloggi (circa la metà)”. E quindi ipotizzabile che il nuovo proprietario non abbia eseguito lavori di manutenzione straordinaria nell’arco di due settimane.

In questi giorni gli uffici comunali mi fanno sapere che ICS paga alla proprietà di 9.500,00 euro mensili di affitto più le spese (che sono ancora da quantificare in quanto le bollette non sono ancora state recapitate).

Gli appartamenti sono 15 ed i rifugiati presenti al 7 luglio 2015 sono 54.

Fanno circa 630 euro (+ spese) ad appartamento. Se sono troppi o troppo pochi non lo so, e probabilmente non è la questione più importante.

Mi interessa invece ragionare mettendo a confronto il punto di partenza con il traguardo. Siamo partiti da un immobile pubblico di proprietà del Demanio, venduto ad un privato per 530.000 euro, che riaffitta gli alloggi per 114.000 euro all’anno (+spese) ad un altro soggetto privato (ICS) che svolge una funzione di interesse pubblico, su mandato del Comune di Trieste a suo volta delegato dalla Prefettura.

Ha senso questo meccanismo?

Paolo Menis – Portavoce M5S, Comune di Trieste