Mozione “Verso una riforma condivisa” degli enti locali, ecco l’intervento della portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale Eleonora Frattolin

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Senza scendere nei dettagli dell’attuale caotica situazione (ben evidenziata dalle premesse della mozione), è giusto però ricordare la nostra posizione e i dubbi che continuano a permanere in merito a questa riforma.

Totalmente negativo il giudizio sul meccanismo di trasferimento all’Unione dei finanziamenti regionali e delle risorse comunali e sull’attribuzione all’Unione del compito di deliberare le tariffe per i servizi di competenza che inciderà negativamente sui comuni virtuosi e finirà per aggravare pesantemente il prelievo fiscale nei confronti dei cittadini.

L’adesione alle Unioni territoriali intercomunali (Uti) dei comuni con una popolazione fra i 3 e i 5 mila abitanti è obbligatoria, ma di fatto questo obbligo colpirà anche i comuni di dimensioni maggiori in quanto la Regione impone sanzioni finanziarie a chi non aderirà, con il rischio di vedersi tagliare le risorse almeno del 30 %.

Con l’istituzione obbligatoria delle Uti si creano ulteriori 17 enti intermedi. La loro nascita porterà a disincentivare di fatto le fusioni fra comuni, che sono l’unica vera forma di razionalizzazione della spesa delle amministrazioni. Senza scordare che le modalità per la messa in comune di servizi nell’ambito delle Unioni territoriali intercomunali dovrebbero richiedere la massima attenzione. Le valutazioni da fare per decidere se aderire all’Uti proposta dalla Regione oppure cercare altre aggregazioni alternative, infatti, richiedono tempo, ponderazione e confronto con tutti gli altri comuni interessati. Tempo che purtroppo non c’è stato per la forte accelerazione che la giunta Serracchiani ha voluto imprimere a questa riforma.

Le Uti si configurano come enti elettivi di secondo grado, in quanto il cittadino non è chiamato a eleggere i componenti degli organi rappresentati. In sostanza saranno nominati dagli organi dei comuni che compongono le Uti. In questo modo di fatto viene calpestata l’applicazione della democrazia, favorendo –  fatto gravissimo – inevitabili accordi di scambio.

L’art.3 della legge recita testualmente quanto segue:

La riorganizzazione delle forme associative tra i Comuni e la distribuzione delle funzioni amministrative, in attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, nel rispetto del principio della concertazione e della leale collaborazione fra istituzioni e forme associative espressione delle comunità locali, si realizza attraverso, tra gli altri:

–          la partecipazione della cittadinanza e dei livelli istituzionali più prossimi alle comunità locali;

–          la coesione tra le istituzioni del sistema Regione-Autonomie locali e l’integrazione delle politiche sociali, territoriali ed economiche.

Infine va ricordato come molti portatori di interesse ascoltati durante le audizioni (in particolare l’ANCI) siano convinti che una riforma di tale portata debba realizzarsi attraverso una serie progressiva di aggiustamenti.

Ribadiamo nuovamente come si dovrebbe predisporre un tavolo di concertazione fra enti ed istituzioni e portatori d’interesse che possa determinare per ogni funzione/servizio quale sia il livello ottimale di gestione/erogazione.

Non possiamo concludere senza constatare come sia sempre più evidente che la modalità dell’azione politica di questa Giunta (specchio fedele di quella del Governo nazionale) privilegia l’accentramento piuttosto che la distribuzione, esaltando la velocità decisionale piuttosto che una giusta ponderazione delle scelte, al fine di ottenere al più presto un risultato qualsiasi da poter sbandierare.

La conseguenza sotto gli occhi di tutti, citando le preoccupazioni espresse dalla mia collega Bianchi in sede di discussione della riforma, è questo atteggiamento “decisionista” anziché partecipativo, e per forza di cose l’estrema semplificazione delle problematiche, anziché il governo della complessità.

La legge approvata a novembre svilisce l’autonomia dei singoli comuni.

Pertanto anche il MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di sospendere immediatamente l’applicazione della riforma degli enti locali.

Termino con una precisazione dovuta rispetto a ciò che è uscito sulla stampa: i nostri senatori hanno votato contro l’emendamento del senatore Russo. Non si sarebbero mai permessi di fare diversamente, coerentemente per rispettare il territorio e quindi la posizione che noi avevamo già espresso in questa sede.

Ossia l’assoluta inutilità della previsione nello Statuto della città metropolitana, possibilità già ampiamente prevista dal 2006 ad iniziativa del comune capofila, che in tutti questi anni di alterne maggioranze, non ha mai dimostrato tale volontà.

È indicativo che tale questione venga rispolverata senza prima consultare i territori e soprattutto in evidente campagna elettorale per le prossime elezioni comunali a Trieste.

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