“Le direttive del Piano Regolatore” Comunicato stampa del 22 novembre 2011

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Oggi il consiglio comunale di Trieste ha approvato le direttive per il
nuovo piano regolatore.
Il moVimento 5 stelle ha partecipato alla discussione in aula e alle
votazioni sugli emendamenti ma ha deciso di non partecipare al voto finale
sulla delibera in quanto condivide le perplessità contenute nella
pregiudiziale presentata dal consigliere Rovis
(http://files.meetup.com/207586/20111122_direttive_pregiudiziale.pdf),
questione che potrebbe inficiare la regolarità della delibera.
Per il principio di precauzione sarebbe stato opportuno rimandare la
discussione di una settimana, in modo da concedere all’avvocatura del
Comune di sciogliere questi dubbi che in aula sono rimasti anche dopo gli
interventi del segretario generale. Ormai l’urgenza di avviare l’iter per
arrivare ad un nuovo piano regolatore era venuta meno, qualche giorno in
più non avrebbe fatto male a nessuno. Ma tant’è, la maggioranza ha voluto
calcare la mano ed avviare un iter che potrebbe essere compromesso
dall’irregolarità della deliberazione odierna.

La delibera e il suo iter
Se non fosse sorta questa possibile irregolarità tecnica ci saremmo astenuti.
Se infatti da una parte apprezziamo l’accoglimento della giunta di
emendamenti che vanno ad escludere l’insediamento di impianti industriali
a rischio rilevante (come il rigassificatore) e la realizzazione della
TAV/TAC, dall’altra nella delibera mancano alcuni elementi che per noi
sono fondamentali nella gestione del nostro territorio:

– nell’iter di formazione della delibera è stata latitante una vera
partecipazione dei cittadini: partecipazione non significa presentare in
anteprima la bozza delle direttive alle associazioni ambientaliste, agli
ordini professionali e agli altri portatori di interesse, e non prendere
in considerazione le loro osservazioni
– la pianificazione partecipata, che poteva essere prevista in alcune zone
della città e che avrebbe avuto il pregio di diminuire i conflitti sociali
fra proprietari e comitati di cittadini (raccomandazione)
– una vera salvaguardia su tutti gli interventi di nuova costruzione nelle
aree inedificate le zone B4 (periferia ad alta densità edilizia), B5
(periferia a bassa densità edilizia), B6 (periferia ad edificazione rada),
Bni (recupero del sistema urbanistico – infrastrutturale), C2 e C3
(espansione a bassa densita edilizia), Bt (Costiera) che avrebbe avuto il
pregio di limitare effettivamente il consumo di suolo e di promuovere il
riuso del patrimonio edilizio esistente, dispositivo necessario quanto
meno nelle zone assoggettate a vincolo paesaggistico.

Le salvaguardie.
La parte della delibera relativa alle salvaguardie non ci soddisfa. La
salvaguardia opera in ordine alla sua stessa funzione, ossia quella di
dispositivo di sospensione. L’applicazione degli indici in riduzione è
quindi da intendersi come obiettivo di piano inserito nelle direttive. E
qui sta il problema: non sappiamo come potrebbe esprimersi il TAR, ma
riteniamo che, se l’obiettivo in direttiva ci dice che, cautelativamente,
si propone una riduzione del 25% dell’indice per una determinata zona, il
piano non potrà superare quella riduzione, a scapito della sua coerenza
con la direttiva stessa. Inoltre non ci sembrano sufficientemente motivate
le scelte numeriche sui valori in riduzione.
Soprattutto riteniamo che per ottenere una riduzione del consumo di suolo
si sarebbe dovuto operare attraverso una riduzione delle aree edificabili
o attraverso la riduzione del rapporto di copertura. Incidere sugli indici
non significa ridurre il consumo del suolo ma soltanto incidere sulla
capacità insediativa. Ed è per questo che crediamo che le salvaguardie
come proposte non assolvano alla loro funzione, ovvero centrare
l’obiettivo di “Contenere il consumo del suolo”.
Inoltre si deve tener ben presente una questione: cosa succederà se,
durante il periodo di predisposizione del piano, dovessero costantemente
arrivare richieste di permessi di costruire per edificare, a indici
ridotti? Teoricamente si arriverebbe all’impossibilità di effettuare una
analisi esatta a fotografare lo stato di attuazione della Variante 66,
proprio in virtù del fatto che, tutte le aree ricadenti nelle zone B4, B5
e B6 potrebbero venir trasformate da interventi edilizi durante l’analisi
stessa. Se si avesse voluto davvero tutelare il paesaggio e l’ambiente e
ridurre il consumo di suolo, si sarebbe dovuto sospendere ogni
determinazione sulle richieste di titoli abilitativi, analizzare lo stato
di attuazione della 66, decidere dove e se confermare la zonizzazione per
le aree di completamento e inserire le volontà pianificatorie nel piano da
portare in adozione.

Cosolini e la scelta di rielaborare un nuovo piano regolatore.
Torniamo per l’ultima volta sulla scelta del sindaco di rielaborare un
nuovo piano regolatore. Nello stesso periodo in cui abbiamo atteso queste
direttive (5 mesi) si poteva percorrere la strada che avevamo indicato,
ossia portare all’approvazione definitiva della Variante 118 con alcune
modifiche, per poi iniziare con calma l’iter di un nuovo piano. La
normativa impone infatti la revisione dei vincoli subordinati
all’esproprio ogni 5 anni, dunque sarebbe stato più che legittimo
ricominciare un percorso in questa consiliatura.

I nostri emendamenti.
Abbiamo presentato 14 emendamenti: 8 sulle direttive e 6 sulle salvaguardie.
Di questi, 11 hanno avuto parere tecnico favorevole
(http://files.meetup.com/207586/20111122_direttive_pareritecnici.pdf)
Gli emendamenti proposti dal movimento 5 stelle e fatti propri dalla
giunta (http://files.meetup.com/207586/20111122-emendamenti-accettati.pdf)
sono 4 e riguardano:

– lo sviluppo sostenibile, che si deve concretizzare nella previsione di
insediamento di attività economiche e produttive a basso impatto
ambientale
– limitatamente alle varianti che comportano una riduzione del volume
complessivo previsto nell’originario permesso di costruire, l’esclusione
della salvaguardia per le zone B4 (periferia ad alta densità edilizia), B5
(periferia a bassa densità edilizia) e B6 (periferia ad edificazione rada)
– nella futura elaborazione del piano, la tenuta in considerazione
dell’avvenuta individuazione ed ampliamento dei Siti di importanza
comunitaria (Sic) e delle Zone di protezione speciale (Zps), come da
direttive comunitarie
– l’attenzione alla qualità del paesaggio, pur mancando un piano
paesaggistico regionale

Stefano Patuanelli

Paolo Menis

AP

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