La variante Fiera, un provvedimento critico e criticabile

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Stasera si parla della proposta di variante all’area dell’ex FIERA, messa all’asta e venduta con una determinata previsione di tipo urbanistico. L’asta ha avuto un solo partecipante che ha offerto 2 milioni in più della base d’asta.

La delibera proposta dalla Giunta a firma Polli e Giorgi è la prima di un iter che il Sindaco vuole velocissimo e finalizzato ad autorizzare una variante urbanistica sull’area venduta all’asta a settembre scorso.

Cosa c’è di preoccupante?

Solo due mesi dopo l’acquisizione la nuova proprietà comunica con una lettera al Comune di aver fatto diversi approfondimenti analitici, (ma come, la proprietà fa le analisi e le ricerche di mercato solo dopo l’acquisto?) e di aver valutato , anche per preminente interesse pubblico (che consiste concretamente in qualche decina di posti macchina) di richiedere una variante cancellando la destinazione d’uso residenziale (previsto da 30 al 60% della cubatura) adibendo l’intera area circa 15.000mq ad uso commerciale e di servizio.

La maggioranza, compattamente, si adegua alle richieste della proprietà, nell’istruttoria non produce neppure le analisi di parte che l’acquirente nella sua richiesta dice di aver svolto. Non vi è accenno alla valutazione che gli uffici avrebbero dovuto fare prima di farle proprie.

Tutto questo prescindendo dalle esternazioni del Sindaco Dipiazza che si vanta a telequattro di avere chiuso la trattativa con l’acquirente garantendo grande disponibilità a incontrare i bisogni dell’investitore privato.

Quindi il comune cambia la destinazione d’uso dell’area ad asta conclusa, di per sé una procedura quantomeno impropria, stando che con questo cambiamento ne cambia sicuramente anche il valore commerciale, è logico ipotizzare che se questa possibilità fosse stata esplicitata precedentemente ci sarebbero potuti magari essere più partecipanti e forse addirittura un maggiore introito per le casse pubbliche.

Inoltre il Consiglio Comunale può certamente approvare una variante di questo tipo se questa comporta un preminente interesse pubblico, ma quale interesse pubblico si ravvisa nell’apertura di un nuovo centro commerciale nella nostra città? Riusciranno i piccoli esercenti a sopportare anche questo colpo? Eppure nei programmi di tutte le forze politiche e anche in quello del nostro attuale sindaco era prevista la tutela del commercio di prossimità, delle piccole e micro attività che sono tanto funzionali alla vivibilità dei quartieri, all’articolo 13 più precisamente, che parla di necessità di intervenire a favore e a sostegno del piccolo commercio, del quale si ribadisce la profonda valenza sociale ed economica, per contrastare la desertificazione commerciale. Come si concilia quanto proposto agli elettori con questa iniziativa?

Intanto la maggioranza approva