La centrale nucleare di Krsko e il rischio sismico

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Riceviamo dal geologo dell’OGS Livio Sirovich (e volentieri pubblichiamo, con colpevole ritardo) un suo intervento in relazione alle dichiarazioni che il prof. Peter Fajfar dell’Universita’ di Lubiana ha rilasciato a Trieste lo scorso novembre, a margine del convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida (GNGTS)

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Mi riferisco all’intervista pubblicata da alcuni giornali e resa dal prof. Peter Fajfar, dell’Università di Lubiana, a margine della sessione “Pericolosità sismica di impianti complessi” del 30° Convegno nazionale di geofisica (Trieste, 14-17 novembre scorsi). Chi scrive ha partecipato alla citata sessione come relatore. Essa comprendeva gli interventi di 8 esperti, che hanno trattato la sicurezza sismica delle centrali nucleari in generale, e di altri 6 che si sono concentrati sulla centrale nucleare di Krsko (chi scrive era uno di questi ultimi).

Uno solo dei 14 esperti è stato intervistato – il prof. Fajfar dell’Università di Ljubljana – che da decenni, e credo tuttora, è consulente della stessa centrale (ma i giornali hanno omesso questa sua qualifica).
Da quanto leggo, gli sarebbe stato chiesto cosa accadrebbe alla centrale nucleare di Krsko, qualora si dovesse trovare al centro di un terremoto come quello del Friuli del 6 maggio 1976.

Il prof. Fajfar avrebbe risposto che non accadrebbe nulla, che la centrale supererebbe l’evento in totale sicurezza.
Ritengo necessario precisare alcune circostanze al riguardo.
Durante il convegno, lo stesso professore si era trovato in difficoltà a sostenere una tesi simile (i termini della questione erano l’accelerazione di progetto considerata secondo le antiquate normative di 38 anni fa, e la sua validità per fondazioni superficiali o – come a Krsko – alla base di un grande scavo profondo 20 metri).
Dal mio punto di vista, quell’unica dichiarazione – per di più da un esperto non indipendente – ha finito per dare un’informazione parziale. Inoltre, la risposta sul terremoto tipo Friuli 1976 non rispecchia né lo stato degli studi né la situazione di fatto (trattata, fra gli altri, da OGS sulle migliori riviste internazionali fin dall’epoca del terremoto; l’ultimo
articolo sulle accelerazioni del Friuli è in uscita nel numero di novembre-dicembre della rivista della Società Sismologica Americana, BSSA).

Secondo il mio modesto parere, una risposta intellettualmente onesta da parte dell’intervistato avrebbe potuto essere ad esempio la seguente.
Le normative dell’epoca erano poco cautelative, ma impianti di questo tipo hanno risorse strutturali significative e mi auguro che non accadrebbe nulla di grave, e speriamo naturalmente che un secondo Friuli non capiti proprio sotto la mia centrale (come dicevo, il prof. Fajfar ne è consulente).

L’intervistato avrebbe potuto anche precisare che nessuno ha finora calcolato la risposta dell’impianto ad una sollecitazione sismica equivalente a quella, ipotetica, nell’epicentro del Friuli (non la conosciamo semplicemente perché non venne registrata in tale posizione, ma solo a parecchi chilometri di distanza). Il terremoto del Friuli ebbe magnitudo 6,4 e non sappiamo ancora se tale valore rappresenti il massimo per Krsko. A circa 25 km da Krsko, si verificò nel 1880 il terremoto cosiddetto “di Zagreb”, cui attribuiamo provvisoriamente una magnitudo di circa 6,3. Internazionalmente, quando si progetta una nuova centrale, molti usano assumere come riferimento il più forte terremoto provocabile da una faglia nota, oppure il massimo di cui si abbia memoria storica nella regione, aumentato di almeno mezzo grado di magnitudo. Quindi – avrebbe potuto aggiungere l’intervistato – se la grandezza del terremoto di Zagreb verrà confermata e non si troveranno in zona Krsko
faglie capaci di terremoti più forti, immagino che chi sta studiando il raddoppio della centrale assumerà come terremoto massimo una scossa di magnitudo poco meno di 7,0.

Aggiungo che, all’epoca della progettazione dell’impianto (fine anni ’70), non si conoscevano le faglie con attività recente in zona, che purtroppo ora stanno venendo alla luce.
Il professore ha invece risposto in termini alquanto diversi, apparentemente senza dubbi cartesiani. Del resto, era in una posizione scomoda, simile a quella dell’oste cui viene chiesto se il suo vino sia buono.
Viceversa, ho visto che tutti gli altri 13 esperti presenti alla sessione del convegno di dubbi ne nutrono ancora molti. Volendo, questi esperti (non consulenti della centrale) potete ancora rintracciarli chiedendogli di spiegare il loro punto di vista, che credo sia di vasto interesse per tutti.

Dr. Geol. Livio Sirovich,
coordinatore del gruppo di ricerca “Sismologia Ingegneristica e Tecniche Applicate al Rischio” dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS.

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