Il trasferimento dell’ICGEB in Porto Vecchio diventerà un’altra occasione perduta?

0

Il Porto Vecchio è una preziosa leva di sviluppo per la città, un’area che può accogliere iniziative pubbliche e private capaci di generare un circolo virtuoso tale da incentivare la crescita economica ed occupazionale.
Uno sviluppo sostenibile si basa sempre sulle caratteristiche proprie del luogo e la città di Trieste ha diverse frecce al suo arco, sintetizzando si possono citare: la bellezza dei luoghi, una storia ed una cultura particolarissime e caratteristiche, la straordinaria concentrazione di organismi di ricerca e conseguentemente l’elevatissima percentuale di ricercatori e tecnici qualificati in percentuale sulla popolazione.

Tra i centri di ricerca internazionali presenti nell’area triestina l’ICGEB (International Centre of Genetic Engineering and Technology) è uno dei più importanti, nodo centrale di una rete di innovazione che conta 64 paesi, motore di investimenti in ricerca e sviluppo e fucina di brevetti importanti. Potenziale incubatore per imprese ad alto contenuto tecnologico. Organizzatore di decine di congressi l’anno.
L’ICGEB è un organismo internazionale, come l’ONU per intenderci, ed è interessato a lasciare la sede attuale messa a disposizione a Padriciano presso Area di Ricerca dal Ministero degli Esteri, dove ormai sta piuttosto stretto, e insediarsi in Porto vecchio raddoppiando le metrature ed incrementando le attività.

Ritenendo che i progetti che l’ente porta con sé e le potenziali ricadute sul nostro territorio vadano valutate attentamente in sede comunale alla luce delle prospettive ipotizzabili, abbiamo chiesto una Commissione consiliare per parlarne direttamente con il Professor Giacca, presidente, anche se ancora per poco, dell’Istituto. Infatti, il Prof Giacca ha da poco accettato un prestigioso incarico di ricerca in un’università britannica e lascerà Trieste, non è detto che il suo posto venga preso da un italiano, anzi è difficile, che quel posto venga occupato da una persona così legata alla nostra città è sostanzialmente irripetibile.

Nel richiedere la commissione il nostro intento era quello di attirare l’attenzione sul progetto di trasferimento perché pensiamo che le intenzioni dell’Istituto di incrementare le attività sul nostro territorio vadano sostenute con entusiasmo. Meraviglia che a portare in consiglio una realtà così importante e a condividere un ragionamento sul futuro della città debba essere una forza di minoranza, ed è stato deludente sia per noi che per il Professor Giacca dover riscontrare ancora una volta scarso interesse negli esponenti politici di maggior peso in città, erano presenti infatti solo i membri della commissione, ed anche il sindaco, invitato a partecipare già nella richiesta di convocazione, pur scusandosi per un impedimento legato all’UTI Giuliana, non ha di fatto presenziato.

Il livello del dibattito poi non è stato fra i più elevati, abbiamo riscontrato una sostanziale difficoltà di comprensione di quelle che sono le implicazioni della presenza sul nostro territorio di soggetti così prestigiosi. Purtroppo una volta ancora ci troviamo a riscontrare una totale mancanza di visione da parte di questa amministrazione, che sembra ancora preferire l’investimento in un polo museale dalle incerte prospettive.

Si può infatti essere d’accordo sul fatto che il Museo del Mare meriti un ampliamento, ma salta agli occhi la difficoltà di gestione scientifica e manutentiva che già il Comune incontra nell’occuparsi del patrimonio esistente. L’investimento di cui la nostra rete museale avrebbe veramente bisogno è quello in personale qualificato. Peraltro la spesa in questo caso peserebbe sulle sole casse comunali ed andrebbe ad incrementare un polo museale che al momento sconta obiettive difficoltà di collegamento logistico al centro cittadino, cosa faremo? tireremo fuori dalla saccoccia il tanto vituperato trenino di Cosolini? Invece, destinando il magazzino 26 all’ICGEB si potrebbe già contare su 10 milioni di euro stanziati dal Ministero dei beni culturali proprio a questo scopo.

È sempre più urgente la stesura e l’adozione di un master plan che indichi la direzione da seguire per la valorizzazione e lo sviluppo dell’area di Porto Vecchio, presto, prima che il patchwork di Dipiazza abbia ragione delle sue oggettive potenzialità.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.