Ferriera di Servola (TS): firmato a Roma l’accordo di programma

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È stato sottoscritto oggi a Roma, nella sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Palazzo Chigi, l’Accordo di Programma (AdP) per la messa in sicurezza, la riconversione industriale e lo sviluppo economico produttivo dell’area della Ferriera di Servola (Trieste).

L’intesa è stata firmata, alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, dalla presidente dell’Autorità portuale di Trieste Marina Monassi, e da Giovanni Arvedi per conto della Siderurgica Triestina S.r.l., Società controllata da FinArvedi S.p.A., che ha recentemente rilevato la Ferriera di Servola dalla Lucchini S.p.A. Era presente anche il viceministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti.

La firma di oggi conclude positivamente il lungo e complesso percorso, che ha subìto una decisiva accelerazione in questa legislatura, finalizzato ad individuare un nuovo soggetto imprenditoriale interessato a gestire lo stabilimento siderurgico e a contribuire alla reindustrializzazione e al rilancio economico e produttivo dell’area, salvaguardando i livelli occupazionali, impegnandosi a fare, d’intesa con gli Enti pubblici, una serie di interventi di risanamento ambientale.

L’intesa di oggi fa seguito al cosiddetto “Accordo di Trieste”, siglato il 30 gennaio di quest’anno dai rappresentanti di cinque ministeri, oltre che dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Provincia e dal Comune di Trieste, dall’Autorità portuale di Trieste e dall’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia). È stato proprio quel documento a gettare le basi per la cessione dello stabilimento e, dunque, a tracciare il percorso che oggi si completa con la firma dell’Adp di reindustrializzazione da parte di Siderurgica Triestina del Gruppo Arvedi, che lo scorso mese di agosto aveva presentato un’offerta di acquisto, impegnandosi a mettere in atto una serie di interventi, in sinergia con la parte pubblica, per la messa in sicurezza e la reindustrializzazione del sito produttivo.

Più nel dettaglio, nell’area saranno investiti complessivamente 211,5 milioni di euro. Si tratta di interventi ambientali attivati dalla Regione e relativi alle aree pubbliche per complessivi 41,5 milioni di euro. Sono risorse a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2007-2013 e 2014-2020. Saranno utilizzate prioritariamente per eliminare la diffusione degli inquinanti in mare. Sono previsti quindi un barrieramento fisico di quasi 2.000 metri, comprensivo di un sistema di drenaggio, nonché della realizzazione di un impianto di trattamento dell’acqua.

Siderurgica Triestina, firmando l’AdP, si impegna ad investire 170 milioni di euro, di cui 10 per la messa in sicurezza dei suoli e 15 per il risanamento ambientale degli impianti. La restante parte (145 milioni) riguarda l’ammodernamento e l’efficientamento dell’attuale impianto e la realizzazione di nuove attività tra le quali la metallurgia a freddo, con la quale tornerà ad essere prodotto in Italia l’acciaio magnetico (o elettrico).

L’Azienda intende inoltre sviluppare l’attività logistica di intermodalità marittimo-ferroviaria, per collegare gli impianti di Cremona del Gruppo Arvedi con la banchina di Servola, ottimizzando il carico dei convogli ferroviari, per trasportare le materie prime verso Cremona e, in direzione opposta, ‘coils’, ossia rotoli di acciaio prefinito, destinati alla laminazione nel nuovo impianto produttivo di Trieste. A garanzia degli interventi, in particolare per quelli ambientali, Siderurgica Triestina ha già effettuato i previsti depositi cauzionali, cui si aggiungono le garanzie prestate da Arvedi nei confronti del commissario straordinario della Lucchini per garantire da un lato il mantenimento dei livelli occupazionali, dall’altro gli interventi a finalità ambientale.

L’AdP prevede infatti il riassorbimento di più di 400 lavoratori, di cui 380 già reimpiegati e altri 30 entro la fine dell’anno. L’area complessiva di intervento è di 550.000 metri quadrati. Tutte le aree sono all’interno del Sito inquinato di Interesse Nazionale (SIN). Per quanto riguarda i tempi, Siderurgica Triestina si è impegnata su un preciso cronoprogramma, che prevede di avviare già entro i prossimi 30 giorni gli interventi di prevenzione, presentando contestualmente i progetti per la messa in sicurezza dei suoli, delle acque di falda e per la rimozione dei rifiuti, comunicando periodicamente alle autorità competenti lo stato di avanzamento dei lavori.

La Ferriera di Trieste, nata nel 1896, nel 1961 diviene proprietà di Italsider. Nel 1988 è ceduta al Gruppo Pittini, cui nel 1995 subentra il Gruppo Lucchini. Nel 2005 il colosso siderurgico russo Severstal assume il controllo, prima parziale e poi totale del Gruppo. Nel 2010 il Gruppo russo decide di cedere il suo 80% di Lucchini S.p.A. e di mettere all’asta l’ex Ilva di Piombino e gli altri quattro stabilimenti italiani di sua proprietà (Trieste, Lecco, Condove – in provincia di Torino – e Bari), assieme alle quattro fabbriche francesi targate Ascometal (anch’esse controllate da Severstal attraverso Lucchini S.p.A.).

Dal 21 dicembre 2012 la Ferriera è in amministrazione straordinaria, a seguito della richiesta presentata dall’Azienda Lucchini S.p.A. Il destino dello stabilimento appariva segnato, con la chiusura come unica prospettiva.

1 commento

  1. Volevano chiudere la ferriera, un grande corteo partì da S Giacomo nel tardo pomeriggio, in testa si presentarono i due salvatori Illy e la Seganti. Chiacchieravano e sorridevano come fossero a una festa, il corteo marciava lentamente. Sforò completamente la tabella di marcia, alle ore 19 ancora non aveva raggiunto la via Mazzini. Quella mossa strategica dei due politicanti, portò all’indignazione della città e all’agonia perpetua della ferriera. Per i trecento / cinquecento posti di lavoro valutati a seconda dei momenti mai si vollero creare altre opportunità, la ferriera continua a sputare fumi e veleni, i filtri e le manutenzioni poichè il suo futuro è incerto mai si fanno, le centraline di rilevamento o sono guaste o danno dati di cui nessuno si fida, i servolani che protestavano o sono morti o hanno le scatole piene e con gioia massima degli imprenditori e con massimo gaudio dei politici tutto va avanti come nell’ottocento. sono convinto che allora si sbagliò. la sputa veleni doveva chiudere punto e fine.

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