Porto

Le competenze del Comune in ambito portuale sono limitate alla verifica della congruità degli strumenti urbanistici portuali con quelli comunali. Gran parte delle competenze amministrative e gestionali sono ripartite fra ministeri, Regione FVG e Autorità Portuale.

Il sindaco è tuttavia membro del Comitato portuale e può incidere indirettamente sulla gestione del porto.

Tutti i governi nazionali che si sono succeduti negli ultimi cinquant’anni non hanno portato a termine nessun serio piano di sviluppo dello scalo triestino, lasciando abbandonata a sé stessa l’immensa superficie del Porto vecchio, dando così adito alle tesi autonomiste più radicali.

Non solo, alcune scelte (vedi l’accorpamento della sede regionale dell’Agenzia delle dogane, l’adeguamento dei diritti marittimi al 100% anziché il 75% del tasso Ufficiale di inflazione come previsto dal regime di porto franco) hanno reso ancor meno efficienti e appetibili i servizi offerti all’interno del porto triestino. Senza considerare la concorrenza degli scali di Capodistria e di Monfalcone.

Linee di intervento:

1.      Ricostruire in modo certo e univoco (con il supporto di Regione, Stato ed esperti internazionali) il quadro giuridico che regolamenta il regime del porto di Trieste, al fine di accertare una volta per tutte e in modo condiviso (anche con gli Stati firmatari del Trattato di pace di Parigi del 1947) l’effettiva possibilità di ampliare e spostare i punti franchi: solo in questo modo sarà possibile riprogettare in modo funzionale l’ampia zona del porto vecchio

2.      Sostenere una logistica compatibile con l’ambiente; rendere più efficiente (all’interno del porto e in partenza da) il trasporto ferroviario delle merci, potenziare i collegamenti fra Trieste e Capodistria, e predisporre un piano di sviluppo dei servizi di trasporto intermodale

3.      Attrarre investimenti da paesi vicini quali Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia

4.      Scongiurare l’accorpamento della sede regionale dell’Agenzia delle dogane con quella del Veneto, ipotesi che determinerebbe un aumento dei tempi di disbrigo delle pratiche doganali

5.      Incentivare l’arrivo delle navi da crociera e le funzioni di porto turistico

6.      Impedire la realizzazione del rigassificatore che, oltre a determinare i già ben noti problemi/rischi, comporterebbe sicuramente un blocco totale del traffico marittimo durante il transito delle navi metaniere