Rifiuti

La gestione dei rifiuti in città ruota attorno all’inceneritore di via Errera (chiamato con un eufemismo termovalorizzatore). Nel 2009 l’inceneritore ha bruciato 145 mila tonnellate di RSU (rifiuti solidi urbani), di cui solo 75 mila tonnellate sono state raccolte nel comune di Trieste, mentre le restanti 70 mila provengono da Gorizia e da altre zone della regione.

Sono 450 le tonnellate che ogni giorno vengono bruciate (l’impianto è autorizzato dalla Provincia di Trieste a trattare 612 tonnellate al giorno).

Considerando anche la raccolta differenziata, ogni triestino produce in media 470 kg di rifiuti in un anno, ossia 1,3 kg al giorno.

L’impianto ha un forte impatto ambientale e incide sensibilmente, a causa delle emissioni che hanno portato anche alla chiusura dell’impianto da parte della Magistratura, sulla salute dei cittadini. In un anno consuma notevoli risorse: 800 mila mc di acqua, 700 mila metri cubi di metano, 220 mila litri di gasolio, 17 GWh di energia elettrica; produce 87 GWh di energia elettrica ma anche 480 mila mc di acque reflue, 35 mila t di scorie e 5 mila t di polveri, pari (scorie e polveri) al 28% del peso dei rifiuti trattati. Senza considerare le emissioni di nanopolveri, ossidi di zolfo e azoto, Idrocarburi Policiclici Aromatici, diossine, furani, mercurio e altri metalli pesanti (fonte bilancio integrato 2009 Acegas-Aps).

La presenza dell’inceneritore pregiudica una sana politica del riciclo. Non è un caso se la raccolta differenziata in città è infatti ferma ad un imbarazzante 21%, quando la normativa prevedeva per il 2008 il raggiungimento del 45%. L’art 205 del decreto legislativo 152/2006 prevede per il 2012 il raggiungimento del 65%.

Per il pagamento del servizio, Trieste non ha ancora adottato la Tia (Tariffa d’igiene ambientale), introdotta dal Decreto Ronchi nel 1997, e ha la Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) tra le più alte in Italia: nel 2010 è la nona città capoluogo di provincia per costo annuo pro capite (309 euro).

E’ quindi necessario ripensare ad una gestione dei rifiuti più moderna, economica e sostenibile, in grado anche di generare posti di lavoro, garantendo il diritto alla salute dei cittadini.

Linee di intervento:

  1. Perseguimento della strategia rifiuti zero, in accordo con il piano regionale dei rifiuti che fissa tale obiettivo per l’anno 2020, e redazione di un piano per la diminuzione dei rifiuti prodotti e per l’incremento della percentuale di raccolta differenziata.
  2. No al principio dell’incenerimento del rifiuto come risorsa energetica. Piano per la progressiva riduzione dei rifiuti bruciati nell’inceneritore fino alla dismissione dell’impianto, ottenibile attraverso la strategia “rifiuti zero”.
  3. Progressivo passaggio alla raccolta differenziata porta a porta o con cassonetti condominiali; introduzione, anche grazie ad accordi con associazioni di volontariato o con cittadini in pensione, del “Supervisore di quartiere”, figura preposta a conoscere e a segnalare problemi nella raccolta dei rifiuti (rifiuti abbandonati, cassonetti rotti o non funzionanti, posa non corretta dei cassonetti, anche quelli condominiali) e nelle altre attività che coinvolgono il territorio (in particolare, buchi nella carreggiata, caditoie piene non funzionanti, marciapiedi e scale da riassestare, ecc…).
  4. Aumento del numero di contenitori per la raccolta delle pile e farmaci scaduti e introduzione delle campane per le lampadine; raccolta obbligatoria degli oli di frittura soprattutto presso i ristoratori; distribuzione di compostiere per chi ha un giardino/orto; isole ecologiche che raccolgano anche oggetti non più graditi ma funzionanti per uno scambio gratuito tra cittadini per promuovere il riuso delle cose ed il consumo responsabile; utilizzo di spazi urbani pubblici nel periodo precedente all’inizio dell’anno scolastico, per consentire agli studenti di medie e superiori di allestire i mercatini per la compravendita di libri usati.
  5. Confronto con gli altri comuni e la Regione per la realizzazione di un centro di riciclo regionale (soprattutto per il recupero della plastica) e realizzazione di un impianto di compostaggio comunale.
  6. Promozione del consumo consapevole per la riduzione dei rifiuti: vuoti a rendere; incentivi all’installazione di distributori di merce sfusa attraverso la diminuzione delle imposte comunali (addizionale Irpef, Tarsu, ICI) a carico dell’esercizio commerciale; incentivi per l’acquisto dei kit di pannolini lavabili o pannolini in amido di mais (che sono compostabili), per l’acquisto di coppette mestruali riutilizzabili; certificazione delle Eco Feste, cioè le sagre e feste paesane e parrocchiali che attuino la raccolta differenziata, separino gli oli di frittura e adottino almeno un accorgimento per ridurre i rifiuti (ad esempio acqua in bottiglie con vuoto a rendere).