Consiglio Regionale: sostegno al reddito, relatore maggioranza Sergo

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Per il relatore del M5S Cristian Sergo la proposta di legge si propone di introdurre una serie di interventi integrati tesi a contrastare povertà, disuguaglianza ed esclusione sociale e a favorire la promozione di quelle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione, attraverso politiche al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.

Il relatore ha riportato una serie di dati: l’aumento dell’incidenza delle povertà relativa riferita alle famiglie della regione e soprattutto del numero di disoccupati salito a 47mila nel primo trimestre del 2015 contro i 43mila nel 2014 e i 30mila del 2010, con il dato allarmante relativo all’occupazione giovanile: oggi gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono 13mila ma nel 2012 erano 19mila e 29.600 nel 2008. Numeri che dicono l’urgenza di intervenire, posto che tra i 27 dell’Ue solo in Italia e in Grecia manca un reddito di base.

Questo testo ha la doppia finalità di puntare all’inclusione sociale e di rendere effettivo il diritto al lavoro e alla formazione – ha detto Sergo ricordando quanto recepito in Commissione dai contenuti della proposta presentata un anno fa dal M5S e sottolineando che grazie al lavoro fatto in quella sede la norma può essere considerata a tutti gli effetti un’azione di “workfare” e non solo di inclusione sociale, differenziandosi da una misura assistenziale perché chi farà domanda dovrà anche rendersi disponibile a espletare attività utili per la comunità, pena la caduta del beneficio.

Ricordando quanto il M5S avesse puntato sul ruolo dei Centri per l’impiego (CPI), Sergo si è soffermato sulle caratteristiche dei patti di inclusione che prevedono l’impegno reciproco tra il cittadino e la Regione, la quale potrà promuovere corsi di formazione, tirocini, work esperience e interventi specifici.

Inoltre il relatore, rivendicando la funzione di stimolo svolta sulle altre forze politiche con l’iniziativa legislativa dei pentastellati presentata un anno fa, si è detto convinto che l’erogazione di queste importanti risorse potrà garantire un benefico anche alle nostre imprese e ha ribadito la natura sperimentale delle norme, per la possibilità di effettuare aggiustamenti in sede di regolamento, potendo così stabilire se aumentare o restringere la platea di beneficiari, ritoccando le soglie dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) previste per l’accesso, ridefinendo gli obblighi dei beneficiari, l’importo massimo erogabile, i controlli previsti.

Qui di seguito la relazione riportata dal Consigliere Cristian Sergo:

Presidente, Colleghi,
la presente legge si propone di introdurre nella nostra Regione una Misura Attiva di sostegno al reddito, ovvero una serie di interventi integrati volti a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale.
Con la presente proposta legislativa si intende altresì favorire la promozione delle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione, attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro.
La situazione delle famiglie residenti in Friuli Venezia Giulia è particolarmente difficile e sta peggiorando proprio in questi anni segnati dalla crisi economica. Nel 2013 l’incidenza della povertà relativa riferita alle famiglie della nostra Regione è aumentata dal 5,4% al 6,1% (dati Istat luglio 2013), attestandosi a tale livello anche nell’anno 2014.
Preoccupante è anche il numero dei disoccupati che nel 2014 è salito a 43 mila cittadini, in considerevole aumento rispetto ai 30 mila del 2010, ma anche rispetto ai 36 mila del 2012 e 41 mila del 2013. La situazione, nonostante qualche annuncio trionfalistico, sta anche peggiorando calcolando che sono 47 mila le persone disoccupate al termine del primo trimestre del 2015. Il dato di fatto è che dall’inizio della Crisi in questa Regione il tasso di disoccupazione è salito dal 3,4% del 2008 all’8,0% del 2014, il dato al primo trimestre 2015 è del 8,8%.
A dir poco allarmante il dato sull’occupazione giovanile se rapportata agli anni precedenti: gli occupati tra i 15 e i 24 anni nella nostra Regione sono 13 mila, mentre erano 19 mila nel 2012 e 29.600 nel 2008.
La presente proposta persegue uno degli obiettivi della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, pubblicata il 18 gennaio 2000 nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, che all’art. 34 “riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali”. Sembra importante sottolineare che tra i ventisette paesi della Unione europea la mancanza di un reddito di base è una circostanza riscontrabile soltanto in Italia e Grecia.
Per l’attuazione della Strategia 2020 la Commissione Europea ha lanciato le cosiddette iniziative faro, una di queste è la Crescita Inclusiva, con cui si istituisce la “Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale”, i cui obiettivi sono sostenere economicamente le persone, aiutandole a integrarsi nella comunità in cui vivono, ottenere una formazione, trovare un lavoro e avere accesso alle prestazioni sociali.
Il presente testo legislativo, come sopra ricordato, ha la doppia finalità di inclusione sociale ma anche di rendere effettivo il diritto al lavoro e alla formazione.
Abbiamo spinto molto in Commissione affinché la Proposta di Legge n. 97 assunta dal Comitato Ristretto della III Commissione a testo base potesse accogliere le proposte avanzate in tal senso dal MoVimento 5 Stelle presenti nella proposta di Legge n. 47 depositata nell’aprile del 2014.
La nostra proposta di legge è stata scritta con metodi di democrazia diretta aperta a tutti i cittadini e fortemente sostenuta anche dalla volontà popolare. Grazie al proficuo lavoro della Commissione, oggi possiamo considerare la norma che verrà discussa in quest’aula, a tutti gli effetti, anche un’azione di workfare e non solo di inclusione sociale difatti la stessa si differenzia da una misura assistenziale perché chi farà domanda, dovrà anche rendersi disponibile a espletare attività utili per la comunità. Essendo la nostra proposta molto legata al mondo del lavoro si prevedeva un ruolo importante dei Centri per l’Impiego (CPI). Secondo il Rapporto 2013 del Servizio Osservatorio Mercato del Lavoro circa 65 mila cittadini della nostra Regione sono stati accolti presso gli sportelli dei CPI durante il 2012 (con un aumento pari all’8,7% rispetto al 2011), mentre sono state 46.586 le dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro sottoscritte (+18,83% rispetto al 2011). Infine, sono stati 34.085 i piani di azione individuale redatti.
Essendo rivolta ad una platea potenzialmente più ampia rispetto a quella prevista nella PDL n. 47, con la PDL 97 si potrà sostenere il reddito anche di persone che necessitano di un’inclusione sociale più che di un reinserimento nel mondo del lavoro.
Ma anche per queste persone è prevista la sottoscrizione di un patto, cosiddetto di inclusione, con gli assistenti sociali che ne accoglieranno la domanda.
I patti di inclusione sottoscritti per poter accedere alla Misura di Inclusione Attiva prevedono l’impegno reciproco tra il cittadino e la Regione che, a mero titolo esemplificativo, potrà promuovere corsi di formazione, tirocini, work experience, ma anche interventi specifici previsti dalla normativa vigente a livello nazionale o regionale.
Con l’impegno assunto i cittadini che usufruiranno di questo beneficio dovranno ottemperare a quanto previsto nei loro Patti di Inclusione, ma, come ricordato in precedenza, anche espletare lavori utili alla società, pena la decadenza dal beneficio. Con questa proposta di legge, dunque, viene ridefinito un settore del nostro welfare permettendo di includere chi oggi non ha la possibilità di emergere, perché legato ad una situazione di necessità. Trattasi di un intervento volto a rendere effettivi i primi 4 articoli della nostra Carta costituzionale, dove si definiscono i diritti e i doveri della persona come base fondamentale della nostra società.
Quando abbiamo depositato la proposta di legge n. 47 nell’aprile 2014 abbiamo sempre manifestato la nostra intenzione di voler aprire un dibattito su questo tema, rimanendo aperti alle modifiche e alle proposte delle altre parti politiche, consapevoli di aver previsto l’utilizzo di strumenti già esistenti nella struttura regionale.
Così facendo abbiamo dato modo agli altri Gruppi Consiliari di presentare altre due proposte di legge e di affrontare il lavoro in commissione in maniera seria ed equilibrata, ricordando sempre che là fuori ci sono cittadini che si trovano in difficoltà economiche, non sempre per colpa loro.
Rimaniamo altresì convinti che l’erogazione di queste importanti risorse potrà garantire un beneficio anche alle nostre imprese, soprattutto quelle commerciali, che in questi anni hanno visto molte aziende del settore chiudere i battenti per la contrazione dei consumi e della domanda interna, dovuti proprio alle difficoltà reddituali delle famiglie.
Un’iniezione di fiducia per un settore gravemente colpito da vicende tutt’altro che piacevoli nel corso dell’ultimo anno. Infine, è bene ricordare che la natura della norma che andremo ad approvare è di tipo sperimentale. Molti aggiustamenti potranno essere effettuati in sede di regolamento, potendo così stabilire se aumentare o restringere la platea dei beneficiari, ritoccando le soglie dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) previste per l’accesso, gli obblighi dei beneficiari, l’importo massimo erogabile, i controlli previsti.
Come promesso ai nostri cittadini in campagna elettorale: “Nessuno deve rimanere indietro”.

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