Considerazioni sul Piano Regolatore

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Sulla Variante Generale al P.R.G.C. molto si è detto nelle scorse settimane. Il colpo di scena di qualche giorni fa (sorpresa per i non addetti, poiché tra quanti hanno seguito attentamente tutto l’evolversi dell’iter, dalla delibera sulle Direttiva all’adozione, il problema era evidente) allenta la tensione da “corsa all’approvazione” e consente qualche riflessione a “freddo” e rappresenta l’occasione per analizzare alcuni punti, a nostro avviso importanti, del percorso che sta portando la città a vestirsi di un nuovo abito urbanistico.

Certamente è mancato totalmente il confronto con quella parte della città che soltanto subisce le scelte dell’amministrazione comunale, forse un po’ meno quello con chi sa fare affari al momento giusto (ogni riferimento all’area di Padriciano e al quadrivio di Basovizza è assolutamente voluto). La secretazione (atto assolutamente inutile ed arrogante) non ha portato i frutti sperati: sono rimasti fuori dai giochi alcuni settori delle categorie interessate (costruttori, professionisti), anche se il confronto su temi così importanti avrebbe potuto essere anche costruttivo, ma non si sono evitate situazioni poco limpide. Di più, il dire e non dire, il non giocare a carte scoperte, ha portato a dover affrontare ora il problema dell’affidamento diretto dell’incarico per la parte di studio geologico all’Università quando, con comportamento meno spocchioso, si poteva risolvere prima. E gli eventuali futuri ricorsi per la discutibile linea seguita in riferimento alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS), iniziata dopo l’adozione, fanno presagire altri grattacapi in vista.

Nel merito poi le critiche a questo piano sono numerose. Partiamo dal tema più caro ai nostri politici locali: la famigerata cubatura. Un primo “mito” va abbattuto ed è quello del tanto decantato taglio alla cementificazione, nei fatti assolutamente inesistente. La Variante Generale, nella sua versione approvata il 6 agosto dello scorso anno, operava in due modi: da un lato la sostanziale eliminazione di aree edificabili non ancora edificate, di fatto pochissimi fazzoletti di terra. Dall’altro abbassando gli indici. Ma in una città in cui la quasi totalità delle particelle risulta già satura, abbassare gli indici significa compiere un esercizio a costo per poter dire “noi siamo contro la cementificazione”. Ora, l’insieme delle osservazioni e delle opposizioni presentate dai cittadini volte a chiedere il ritorno dell’edificabilità sui loro terreni, sono state accolte a braccia aperte da tutte le forze politiche e si presume che troveranno molti consensi tra i consiglieri (ogni cittadino vale un voto, è bene ricordarlo). Questo però vanificherà totalmente quei pochi reali tagli alla cementificazione che il piano proponeva, limitando le aree di territorio vergine soggette a nuovi interventi edificatori. Su questo punto una riflessione va fatta: sostanzialmente tutti gli interventi degli esponenti politici di maggioranza e opposizione si sono allineati alla teoria demagogica e fastidiosa del “non possiamo togliere i piccoli pezzi di terra che i genitori lasciano ai poveri figli per la loro casetta” (teoria simile alla famosa stanza in più del berlusconiano piano casa, trasformatasi in Regione nel terribile 35% di ampliamento – un terzo del patrimonio edilizio!!!). Ci si dimentica però che quasi la totalità dei terreni di cui si parla sono stati resi edificabili da previsioni urbanistiche recenti, e la Variante 118 restituiva semplicemente a questi “piccoli pezzi di terra” la loro destinazione d’uso originaria.

La Lega (presente per sbaglio in Consiglio Comunale grazie a due transfughi, alla faccia del “nuovo che avanza”) è riuscita addirittura a far approvare, con il geniale consenso di Omero, una mozione che impegna Sindaco e Giunta a riaprire i termini per la presentazione di osservazioni e opposizioni, evento che, anche se non avverrà mai, di fatto azzererebbe la salvaguardia scattata all’adozione del piano, che ha sospeso numerose richieste di permessi di costruire in aree che stanno perdendo la loro edificabilità (domande presentate in quei pochi giorni tra lo scadere dei due anni dalla data di approvazione delle direttive per la formazione della variante e l’adozione del piano, posticipata per i noti problemi “informatici”). Solamente la nostra incrollabile fiducia nel Sindaco Dipiazza ci fa sperare: la sua reale volontà di porre un freno a nuovi interventi edilizi nel nostro comune e la sua indipendenza da ordini di partito potrebbe consentirgli di proseguire il percorso senza tentennamenti, senza preoccuparsi delle osservazioni dei cittadini (anche perché il nostro non ha il problema di farsi rieleggere…).

In questo quadro, l’aspetto più desolante è che nessuno porta in luce le vere lacune di una variante che nasce vecchia, provenendo da uno strumento (il PRGC appunto) che la normativa più recente non ha riproposto in quanto legato ad un modo di concepire la gestione del territorio ormai obsoleto e che sembra più una ricoloritura della variante 66. Nessuno dice che è assolutamente assente o intelleggibile qualunque strategia per la città. Nessuno dice che le cosiddette “zone O1 – miste strategiche” di strategico hanno solo il nome, perché le norme tecniche per quelle aree prevedono qualsiasi destinazione d’uso. Nessuno dice che si è persa ancora una volta una enorme occasione per integrare in un unico strumento, diversi elementi di gestione del territorio, integrando le previsioni sull’uso del suolo con quelle relative alla mobilità e ad un piano di sviluppo produttivo sostenibile. Nessuno dice che è stata persa l’occasione per inserire nello strumento urbanistico elementi innovativi di premialità (cubatura in cambio di realizzazione di edifici ad emissioni zero) e di perequazione urbanistica, o percorsi obligatori di pianificazione partecipata per gli interventi più rilevanti sul territorio…

Noi proviamo a dirlo, e continueremo a provarci.

Stefano Patuanelli
Lista Civica TRIESTE 5 STELLE – beppegrillo.it

3 Commenti

  1. Solo due precisazioni in riferimento al commento di Predonzan. E’ del tutto evidente che le assenze che lamentiamo e che ho evidenziato sono riferite ai politici locali, di maggioranza e opposizione. Le Associazioni ambientaliste, molti Comitati e anche singoli cittadini in alcuni commenti sulla stampa hanno dimostrato (direi come di consueto) una maggiore e più alta sensibilità sul punto.
    In merito poi al tema della perequazione mi permetto solo di dire che il fatto che uno strumento sia stato usato in modo improprio non significa che lo strumento sia sbagliato. Fin dai primi anni 90 alcuni Comuni, in via del tutto sperimentale, hanno iniziato dei percorsi di gestione del territorio fondati sullo strumento della perequazione che hanno portato a risultati molto interessanti. Mi riferisco al caso di Reggio Emilia, di Casalecchio o di Piacenza.
    E’, a mio avviso, un tema sul quale aprire almeno una riflessione, perchè la pianificazione tradizionale basata sulla zonizzazione ha prodotto, quella si, vantaggi per pochi e costi per molti.
    Accolgo con piacere, come in passato, qualunque proposta di incontro sull’argomento.

  2. Osservo che non è vero quanto scrive Patuanelli nella conclusione, sul fatto che “nessuno porta in luce le vere lacune di una variante… ecc.”
    Basta leggere le osservazioni delle associazioni ambientaliste (WWF, Legambiente, Italia Nostra e Triestebella) – scaricabili dai siti http://www.ww.it/friuliveneziagiulia e http://www.legambientetrieste.it – per constatare che quasi tutte le critiche di Patuanelli (e anche molte altre) sono state formulate con dovizia di particolari. E sono state anche divulgate nelle iniziative che le stesse associazioni hanno organizzato.
    Tutte tranne quella sull’assenza di “elementi innovativi di premialità” come la perequazione urbanistica, sulla quale dssentiamo radicalmente.
    L’esperienza dimostra infatti che la perequazione si risolve nella pratica in un mero regalo alla rendita speculativa.
    Di questo e altro si potrà magari discutere più approfonditamente in un’apposita occasione.

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