“Ci vuole nuova energia” di Stefano Scarpa

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Ci vuole nuova energia.
E non parlo di energie alternative, anche se dopo ferriera, inceneritore, rigassificatore una svolta ecosostenibile sarebbe augurabile, mi riferisco alle nuove energie della politica. Triestini, ma siete convinti che gli attuali rappresentati possano ancora essere utili alla città se manca loro una visione per il futuro? Perché quello che non è stato fatto in 30-40 anni dovrebbe esser fatto dagli stessi nella prossima mministrazione?

Perché ce lo promettono in campagna elettorale? E cosa ci promettono, andiamo a vedere… un rigassificatore davanti a Muggia oppure al largo di fronte a Duino. Una svolta portuale con lo svuotamento del porto vecchio e un riassetto edilizio stile Porto San Rocco. Una TAV sul Carso con gallerie per una ventina di chilometri, il tutto forse tra vent’anni senza un prospetto costi-benefici e con disagi fra sbancamenti e cantieri lungo la costa.

Io ritengo che non sia questo ciò di cui Trieste ha bisogno. La città deve risorgere su ciò che ha di più forte: il suo territorio e la sua cultura. E non credete a chi dice che sono settori che non portano ricchezza. Andate a vedere in Sudtirolo cosa ne pensano, e solo per rimanere in Italia… Il territorio è attraente quando è pulito. La raccolta differenziata porta a porta è l’unica strada percorribile per fare in modo che come in certe zone del Veneto si arrivi all’80% di riciclo! Avete sentito qualche politico affrontare l’argomento? Il porto commerciale è
la seconda grande questione e non si risolve eleggendo per l’ennesima volta i personaggi che lo hanno portato negli anni ad essere meno competitivo di Capodistria. La svolta non sarà il maxi-porto di cui tanto si parla, così come per i trasporti non sarà al TAV. Sono una sorta di incantesimi che tendono a spostare nel tempo i problemi. Fate attenzione. Quando si parla di grandi assetti e di tanti denari si svia l’attenzione dai piccoli progetti e dai pochi soldi che si possono ottenere per sbloccare certe situazioni. Mi riferisco in particolare ai trasporti, di cui qualcosa so, e del costante isolamento che la città ha subito sia verso le grandi aree del nostro paese, sia soprattutto verso il cerchio del suo raggio d’azione internazionale. Non ci sono collegamenti con Lubiana e Vienna. Le ferrovie slovene sarebbero disponibili, ma mancano gli interlocutori. Quanti politici vi dicono questo? Bisogna aspettare le faide interne ai partiti per sentir parlare di interessi personali legati al bene pubblico. Eppure come per treni e aerei le cose che si possono fare non implicano grandi finanziamenti, le strutture esistono, si tratta di trovare i privati disposti a investire. Investire dev’essere la parola d’ordine rivolta ai giovani, e non si può certo rimproverare loro lo scarso spirito d’impresa quando chi cerca di portare rinnovamento si trova tra mille difficoltà burocratiche.

E se per giunta si toglie l’hinterland, non aprendolo a una rete di collegamenti transnazionali, si formano imprenditori monchi.
Trieste ha fatto bene a puntare sull’arte e la cultura negli ultimi anni, e sono scelte che hanno premiato, ma si può fare molto di più. Gli esempi in Europa di ciò che significa una “realtà ben identificata” dal punto di vista artistico-culturale sono numerosi. E non saranno di certo i gazebi selvaggi e la mancata strategia dei parcheggi a garantire che la città ne guadagni in fascino ed attrattiva. Né lo sarà una nave da crociera ogni tanto. Pedonalizzazione totale del centro storico, piste ciclabili, mezzi pubblici ecosostenibili, abbiamo già visto che sono politiche vincenti, ma è mancato finora il coraggio di portare le scelte fino in fondo. Teatri, musei, biblioteche, eventi culturali di pregio, un itinerario che sia davvero un’immersione storica nel periodo d’oro della letteratura e della scienza del Novecento, sono questi gli obiettivi cui bisogna puntare in una città che parte già con un vantaggio: i cittadini (i triestini) sono grandi lettori, sono fra i più alti frequentatori di cinema e teatro in Italia. I triestini hanno questo grande merito perché alcune realtà teatrali sono i cittadini ad averle volute pagando di tasca propria! (Parlo del Miela, e non solo…)

Allora perché non accettare la sfida di chi parte con le idee chiare? Un programma che è un progetto per la città. Studiato in cinque anni di impegno politico vero, sul territorio, a contestare scelte considerate dannose, perché altro non si poteva fare. Presenziando le assemblee comunali, raccogliendo le firme, impegnandosi pubblicamente per proposte di leggi nazionali. Questa sì che è energia nuova. Dieci i punti per iniziare, chiari, concisi, così come i curricula di chi si candida. Paolo Menis, portavoce e candidato sindaco, è un giovane! Si mantiene con il proprio lavoro, con le competenze acquisite senza appoggi politici, senza tesseramenti. Con lui è la società civile che s’impegna in prima persona, senza ideologie, stanca di deleghe inconsistenti. E allora perché non dare a lui e agli altri amici della Lista Trieste 5 Stelle una possibilità?
Le alternative vi sembrano davvero migliori? Leggete i 10 punti del programma della Lista e i 10 punti dei programmi degli altri partiti, se li trovate… Se vedete dei punti in comune fate un piccolo sforzo in più, andate su Internet e osservate quando la Lista Trieste 5 Stelle ha elaborato il suo programma tramite il MeetUp (un gruppodi simpatizzanti in rete) e quando lo hanno fatto gli altri. Il gruppo sta lavorando da più di un anno a questo fine con riunioni aperte, democratiche (non nel buio di una cantina di partito ma in una sala con porte aperte sulla strada…).

Datevi quest’occasione affinché il successo delle liste presentate in Emilia Romagna in Veneto e in Piemonte lo scorso anno possa ripetersi da noi. I triestini sono avanti su molte cose, e credo che non serva altro per capire di cosa stiamo parlando.
In quanto a me, due parole: sono andato via da Trieste da 10 anni, non c’è alcun interesse se non quello sentimentale che mi lega alla città.
In fondo sono una vittima della politica triestina che non si è impegnata a creare delle occasioni di lavoro interessanti, per me come per molti altri della mia generazione. Oggi o si da il via a una svolta radicale o, cari triestini, sarete costretti a vivacchiare ancora per qualche altro decennio, con buona pace del futuro dei vostri figli e nipoti.

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