Ci vogliono sudditi e non cittadini

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E’ ufficiale: dal 26 ottobre 2010 Trieste e i triestini si trovano a loro insaputa in Padanialand. L’iniziativa “benvenuti triestini“, attraverso la quale sarà elargito un bonus una tantum di 110 euro ai neo-genitori residenti da almeno 3 anni nella nostra città, ci ha lasciate esterrefatte. Per la prima volta a Trieste si sancisce il principio della discriminante derivata dalla provenienza nell’accesso al welfare ed ai servizi sociali. Un diktat, questo della giunta comunale, che affatto si sposa con la storica tradizione e vocazione cosmopolita di Trieste e con l’attuale internazionalizzazione frutto della presenza di importanti centri di ricerca internazionali e di un’università ai primi posti per eccellenza. E’ un pensiero che ci vuole sudditi e non cittadini.
E’ aberrante pensare che un aiuto rivolto ai bambini distingua tra bambini più o meno triestini, ma ancora più aberrante e umiliante è la cifra – di fatto l’elemosina con la quale il Comune pensa di sostenere la genitorialità in un momento di grande e diffusa sofferenza sociale.
La delibera è perciò insopportabile non solo per la sua evidente vena discriminatoria ma anche per la palese finalità demagogica, considerata l’esiguità della cifra messa a disposizione per ogni famiglia, sufficiente a malapena ad acquistare pannolini per poco più di un mese. Molto più lungimirante ed allo stesso tempo meno assistenzialista sarebbe stato destinare l’intero budget stanziato, pari a 135 mila euro, per incrementare la disponibilità di posti negli asili nidi comunali.
Infine, constatiamo nuovamente con rammarico che le priorità di noi cittadini non coincidono per niente con quelle degli “eletti”, visto che da parecchie settimane gli utenti dei ricreatori attendono invano la delibera che dovrebbe stabilire i nuovi criteri per l’ammissione ai ricremattina per la prossima estate; criteri che, allo stato delle cose, avranno valore retroattivo, alla faccia della trasparenza.
Barbara Belluzzo & Daniela Birsa

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