Acqua pubblica

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Segnalazione sul Piccolo dd 8/11/2010

Da oltre vent’anni, lo slogan monocorde delle (ex) forze politiche recita: «privato è bello».
Dalla caduta del muro di Berlino ci è stato fatto credere, da una campagna mediatica senza precedenti, che tutto ciò che un tempo era statale e sociale andava considerato come peso morto, un’insostenibile zavorra di cui liberarsi prima possibile, pena la stasi dello sviluppo dell’economia mondiale.
Giorgio Bocca, disse una cosa lapalissiana: «al privato, del benessere sociale gliene importa nulla, al privato interessa solo fatturare».
Finora è stato privatizzato tutto, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: tariffe (a parte la telefonia) in ascesa verticale, concorrenza zero, perdita media di potere d’acquisto netto di 5.500 euro l’anno per ogni famiglia; cos’altro sono diventate se non monopoli privati aziende come Trenitalia o Mediaset, addirittura il denaro è stato privatizzato, l’ex Banca d’Italia, è diventata «bankitalia spa», a sua volta controllata da banche private.
Kenneth Galbraith, consigliere economico della Casa Bianca disse: «anche i pescecani di Wall Street, senza saperlo, spesso citano Marx», per far intendere che lo Stato, in quanto tale deve ricoprire anche un ruolo sociale. Ci rimane forse solo un bene ancora in mano pubblica: l’acqua. A Trieste, grazie alle indicazioni di Beppe Grillo, dai volontari del suo movimento sono state raccolte oltre 1000 firme di triestini, firme che hanno costretto il Comune a prendere atto formalmente che i cittadini non ne vogliono sapere di ulteriori feroci privatizzazioni a loro discapito, neanche se accompagnate dalla solita scusa: «lo facciamo per ottimizzare i servizi».
Mentre alcuni nostri dipendenti neo fascisti fanno l’unica cosa di cui sono capaci, ovvero prendersela con i più deboli, es. con i suonatori ambulanti, oppure sgominano i «criminali che non ci sono» con ridicole ronde, al solo scopo di tener alto un allarme sociale pre elettorale qui inesistente, i sostenitori di Beppe Grillo si sono dati da fare per far sì che l’acqua rimanesse un bene sociale, e sono riusciti a farlo senza chiedere un solo centesimo di denaro pubblico.
Alessandro Giombi

4 Commenti

  1. volevo portarvi a conoscenza, per ciò che riguarda l’acqua, di ciò che succede a Cimolais (Pordenone) e penso in tutta la Valcellina, ai non residenti.Per il 1909 abbiamo pagato al Comune € 45,10. Preciso che non essendoci la possibilità di installare dei contatori in quanto d’inverno potrebbero gelare e rompersi,l’importo viene calcolato a “forfait”. Ora ci è arrivata una fattura dall’Hydrogea SPA, per un importo pari a € 152,90!!! per l’anno 2010 e lo stesso importo sarà dovuto per gli anni successivi.L’importo è stato calcolato su un consumo di 146 mc.annui pari a 73mc. x due persone.In pratica ci fanno pagare come se fossimo residenti, anche se il periodo di permanenza in quel comune
    alle volte non supera i 15 giorni all’anno. Penso si tratti un furto legalizzato!!!

  2. Il Generale Roberto Jucci ha dato un mirabile esempio di come si può razionalizzare le spese sull’ acqua in quel di Regalbuto. Ma, come si suol dire, “nel consumo sta il guadagno”.
    Non sarà certo con i velleitari, per’ altro geniali eterni ruffiani del potere, che si potranno cambiare le cose. Prima di aspirare a ruoli di determinazione oppositiva, questi personaggi dovrebbero dimostrare di avere le capacità “profetico economiche” – se fossero state ascoltate avrebbero salvato una miriade di risparmiatori e un altretttanto numero di lavorati attivi dalla “debacle” economica – che ha avuto un “giullare” dello spettacolo della politica: Beppe Grillo.
    Anche se non lo voto mando gli auguri di lunga vita al personaggio di cui sopra.

  3. A Trieste, come a Padova l’acqua è già semi privatizzata…dalla casta!
    Il comune, che siamo noi cittadini contribuenti, è l’azionista maggioritario di ACEGAS; le bolette aumentano ogni anno,le quotazioni in borsa calano ma i cosiddetti manager portano a casa stipendi da favola quando dovrebbero essere cacciati. Abbiamo appreso che la sig.ra Monassi ha rinunciato, bontà sua, allo stipendio di Acegas e quindi perde 20.000 euro al mese.
    Ma siamo proprio coglioni? Paghiamo con i nostri soldi queste prebende agli amici degli amici che stanno mandando a remengo la spa e di questo passo pagheremo sempre di più le bollette. Per non parlare della cosiddetta trasparenza delle bollette di cui l’unica cosa che si capisce è l’importo da pagare. Per non parlare del servizio di sportello dove bisogna perdere una giornata di ferie per correggere errori spesso a loro ascrivibili. Perchè non si ritorna alla gestione comunale? Non c’erano i manager ingordi, le bollette erano comprensibili e gli sportelli poco affollati. Questa è la privatizzazione all’italiana, solo rapine alle spalle dei contribuenti! Con 20.000 euro al mese diamo lo stipendio a 20 giovani disoccupati!!! E questo vale solo per l’acqua…
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