Università di Trieste – dipartimento di Fisica occupato

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Il dipartimento di fisica dell’Università di Trieste è presidiato dalla sera del 12 ottobre  da 92 studenti della facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali come segno di protesta nei confronti del ddl Gelmini. Si vuole manifestare il disagio per le condizioni in cui versa l’università italiana. Gli studenti sono esasperati e avviliti perché da circa 3 settimane non hanno la possibilità di sostenere le lezioni ma nessun mezzo di informazione di massa ha affrontato il problema. Confidiamo che questo gesto possa finalmente richiamare l’attenzione dovuta vista la portata del problema. Gli studenti non intendono bloccare le normali attività di ricerca di questo dipartimento. Inoltre auspicano che i professori li appoggino con lo svolgimento di attività a sostegno della protesta lanciata dai ricercatori e condivisa dalla componente studentesca. Si attende risposta da chi di competenza e solidarietà dalla cittadinanza tutta.

Ulteriori informazioni disponibili nel loro blog:

http://infomfn.wordpress.com/

3 Commenti

  1. SALE DI TONO LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA GELMINI
    La facoltà di Fisica resta ”occupata” fino a martedì
    Il rappresentante degli studenti: « Il Rettore non si preoccupi, manifestazione pacifica e autogestita»
    di GABRIELLA ZIANI
    Riforma rimandata, ma agitazione continua. Il decreto Gelmini è stato bloccato sulla porta della Camera perché non ci sono i soldi soprattutto per sanare la situazione dei ricercatori in rivolta ma le azioni di protesta anche a Trieste non si fermano: si è fatta ieri mattina la prevista mezz’ora di sospensione totale dell’attività, e soprattutto gli studenti di Fisica hanno deciso di continuare il presidio notturno del loro dipartimento. Fino a martedì prossimo, vigilia di un nuovo Senato accademico. Sabato e domenica compresi.
    Durante l’altra notte trascorsa all’interno dell’ateneo, la terza, sempre con una novantina di persone (ma non sempre quelle), nonostante il rettore dissuada da atti che possono configurarsi come una occupazione, hanno prodotto un video con appelli, e scritto documenti in cui presentano le proprie richieste: non ultima, il recupero di tutte le lezioni fin qui saltate, «rispettando sia la quantità e sia la qualità dei corsi»; modalità di recupero «che non comprimano i periodi di esame»; «obbligatoria presenza di una rappresentanza studentesca in tutte le sedi in cui verranno prese decisioni sul recupero delle ore». Il messaggio è chiaro: vogliamo esserci, e decidere anche noi. «C’è indifferenza diffusa nei nostri confronti – dicono i ragazzi -, e riguardo la crisi in cui versa l’università in generale».
    È stato messo in calendario anche il coordinamento con altre facoltà. Alcuni studenti la scorsa notte avevano proposto a quelli di Fisica una occupazione effettiva dell’edificio centrale dell’ateneo. Sono stati dissuasi. Si terrà un’assemblea per decidere azioni comuni.
    Nella notte un altro professore, dopo il preside Rinaldo Rui, ha tenuto per così dire compagnia ai giovani: «Il professor Alessandro Fonda ha tenuto una lezione sul moto dei pianeti». Ci si può immaginare l’intensità carbonara di quella lezione sul moto dei pianeti in piena notte, in una università deserta, con i ragazzi che dicono: «Bellissimo ampliare così l’offerta formativa».
    Bartolomeo Saviano, rappresentante degli studenti nel Consiglio di facoltà di Scienze e in Senato accademico, commenta: «Il nostro è un momento democratico, il rettore giustamente fa presenti le leggi, ma noi mettiamo in pratica una protesta politica, pacifica, facciamo proposte, è uno spazio autogestito ed è a costo zero, se venisse appoggiato dall’ateneo sarebbe anche questa un’interessante posizione politica. Simbolicamente, è pure una cosa nuova». Vogliono attirare l’attenzione, ci riescono.
    Anche da Lettere escono mugugni di studenti. Solidarietà e sgradimento della riforma: d’accordo. Ma poi? La preside Cristina Benussi ha convocato ufficialmente il Consiglio di facoltà per il 25 ottobre alle 15. All’ordine del giorno fra l’altro il «conferimento degli incarichi di insegnamento». Ma anche «modifiche degli ordinamenti didattici» come voce eventuale. Si capirà se i ricercatori astensionisti fanno marcia indietro e tornano in cattedra oppure bisogna davvero correggere il numero dei corsi.
    A Scienze politiche 6 ricercatori su 18 hanno optato per il no alla didattica. Ma il preside Roberto Scarciglia afferma: «Cinque di quei corsi appartengono al secondo semestre, magari potremo spostare anche il sesto, non siamo messi così male». Le lezioni sono state sospese solo per due giorni, la settimana scorsa, quando ha aderito anche Medicina. Invece la settimana numero 2 di dibattito e possibile astensione, deliberata dal Senato, non ha suscitato adesioni particolari, anche perché il messaggio ufficiale è arrivato mercoledì, e la compattezza si era già un po’ smagliata.

  2. «Così dopo la laurea e il dottorato non resta che lavorare all estero»
    il Piccolo — 14 ottobre 2010 pagina 15 sezione: TRIESTE

    «Università mobilitata. Studenti e docenti contro il ddl Gelmini» diceva il volantino che ieri il gruppo di Scienze distribuiva in piazza Unità, fra le lavagne dei ricercatori che facevano lezione senza cattedra. «I giovani ricercatori di valore saranno costretti ad andare all’estero». Anche i docenti parlavano degli «stipendi che danno in Germania», dello stipendio contrattato «che si può ottenere negli Usa e in Inghilterra». «Meno 19,7% di finanziamento per il 2011» faceva eco il volantino. In questa marea di problemi gli studenti hanno però perso centralità. Qualcuno protesta: «Vaghiamo, c’è chi fa lezione quando le lezioni sono soppresse, e nessuno ci ascolta». Una ragazza prossima alla laurea commenta: «Certo, se ognuno pensa a se stesso vuole le lezioni normali, però se pensa al contesto e al futuro va in piazza». Comprensivo, il preside di Scienze, Rinaldo Rui, è rimasto di notte con gli studenti che occupavano Fisica: «Li sento come figli miei, e dimostrano tanta pacatezza, e anche l’orgoglio di essere studenti in questa facoltà». Ma poi si avvicina Giulio Ragazzon, studia Chimica, terzo anno. «Posso dire qualcosa, come studente? Io sono veneto, ero già iscritto a Padova, son venuto a Trieste perché mi hanno concesso la borsa di studio, il mio libretto dice che ho i voti più alti di tutti, ma che cosa farò da qui in avanti? La Regione ha tagliato la somma della ”borsa” dopo un anno che ero qui, non la darà più per il secondo biennio mentre altrove la posso ottenere. E se mi laureo? Faccio il dottorato? E dopo? Francamente – osserva – io credo che dovrò andare all’estero. Mio fratello, anche lui laureato in Scienze, a Padova, è poi andato in Svezia e sta lavorando, pagato, con il figlio di un premio Nobel. Qui non abbiamo risposte, anzi nemmeno ci ascoltano». (g. z.)

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