“Sul Porto Vecchio nessuna differenza di vedute” CS del 07 marzo 2013

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Ci fa piacere che, dopo il 25 febbraio, il quotidiano il Piccolo ci
dedichi molto spazio.
Fa invece sorridere la spasmodica ricerca di improbabili incongruenze fra
le dichiarazioni di persone elette nel moVimento 5 stelle, come quella
incorniciata sull’edizione odierna a proposito di Porto vecchio.

“Riuso del porto vecchio” è una locuzione che significa tutto e niente.
Tutti i triestini vogliono che l’area del cosidetto “porto vecchio” torni
ad essere un volano per l’economia cittadina. Ma per fare questo non si
può prescindere dal regime giuridico vigente: esiste un punto franco
internazionale e l’area è demaniale. Noi pensiamo che questi siano
vantaggi competitivi da sfruttare, altri invece vogliono eliminarli per
farsi abbindolare da meri progetti speculativi come si è rivelato essere
quello di Portocittà.

In questo contesto giuridico ed economico si è aggiunta la proposta di
Saverio Galluccio, candidato m5s alla presidenza della Regione, di
coinvolgere la popolazione, dando attuazione ad uno dei principi cardine
del moVimento 5 stelle, ovvero la partecipazione. Sulla questione porto
vecchio finora il sindaco Cosolini ha sempre evitato qualsiasi confronto
con i cittadini e con le forze politiche che hanno un pensiero diverso dal
suo.

Per il resto non possiamo che confermare quanto scritto nel comunicato
stampa del 21 febbraio scorso:

“Vista la trentennale fase di impasse che paralizza ogni forma di attività
ed investimento dell’area del Porto Vecchio, riteniamo sia assolutamente
necessaria la composizione di una commissione tecnica internazionale che
determini con decisione il percorso per far riprendere le attività
produttive secondo quanto previsto dal vigente regime giuridico del Porto
Franco internazionale di Trieste (allegato VIII del trattato di pace di
Parigi 1947).

Da decenni molte delle imprese italiane ed estere che operavano nel Punto
Franco Nord (Porto vecchio) sono state scoraggiate a rimanere o
svilupparsi e quelle che progettano di insediarsi, anche in tempi recenti,
ricevono silenzi o dinieghi che fanno perdere continuamente alla città
innumerevoli posti di lavoro, mentre analoghe zone franche prosperano in
molti altri scali mondiali. Riconfermiamo la nostra assoluta contrarietà
al progetto di Portocittà che altro non è se non una mera operazione di
speculazione edilizia determinata, tra l’altro, da una concessione
illegittima.

Il Punto Franco Nord rappresenta un valore aggiunto per la città.
L’insediamento di attività di trasformazione delle merci, con le
agevolazioni fiscali previste dal Trattato di pace, potrebbe innescare un
circuito virtuoso rappresentando il vero volano economico per Trieste ed
il territorio circostante.”

Paolo Menis
Stefano Patuanelli
consiglieri comunale di Trieste

9 Commenti

  1. Una punta dell’iceberg che fa’ capolino e che sfida la corruzione e la dittatura…un compito arduo se l’informazione arriva dopo tempo e nel frattempo la disinformazione lavora ai fianchi!
    Bisogna e dobbiamo dare visibilità maggiore alle lotte ed alla verità, sull’impegno che il movimento 5 stelle, giorno dopo giorno, affronta contro una dittatura/politica corrotta e volgare……..
    Uomini e donne che con impegno e rinunce forti osano ribellarsi lottando per noi…

  2. Scusatemi se internengo su un articolo che non c’ìenta nulla, ma non trovo altro di recente e non so come altro comunicare con voi (lo so che ci sono le riunioni alla falegnameria, ma non ce la faccio per vari motivi, scusatemi).-…cercatedi fare arrivare il messaggio in rete ( se poi esite questa rete) e sempre Casaleggio permettendo (non mi convince per niente menneno quel santone sfuggente, anzi mi sta sugli zebedei…).

    Senza rancore, ma non sottovalutate il mio pensiero perchè è molto diffuso tra potenziali sostenitori…. (e vi ho anche votato)

  3. Ultimo articolo del blog triestino: 7 marzo !!!

    Non male per un movimento che vive su internet (la RETE)

    Lo so che siete in pochi e che ognuno ha i problemi familiari ed esistenziali, ma io vi ho votati alle politiche.

    Non ho pretese per un voto, visto che erano più turni che non votavo, ma voglio dirvi una cosa: quei due rappresenti (Crimi e Lombardi) mi hanno fatto cadere le braccia. Insulsi, inopportuni e ignoranti come capre (la Lombardi che in più è spocchiosa).

    Vi scrivo qui, perchè non ho il tempo e la pazienza per “entrare” nella vostra rete di iscritti via internet (a mala pena domino i passaggi più semplici, figurarsi la iscrizione a qualcosa che non mi ispira nè fiducia nè semplicità nè altro…sono all’antica…e come me mille altri…))

    Vi scrivo per cercare di farvi riflettere sul metodo: INTERNET non è un guru nè un a bibbia ed è anche manipolabile (lo sapete meglio di me).

    Io sono uino dei migliaia dei miglia che ha le skatole piene di queta casta trasversale, ma certe ambiguità certe sparate non posso digerile.

    Ci metto una attimo a tornare all’asensionismo e a portare con me molte altre persone (di varie età, per ragionamento e non per influenza occulta).

    Per le regionali l’ho fatto e non credo di essere il solo.

    Nelllo specifico: Prodani che dichiara accettabile la Bonino come presidente.

    Ecco, un altro esempio di ufologicità.

    Non so se andrete lontano di questo passo…Crimi, Lombardi, Bonino… auguri.

    Spero che almeno ci pensiate due minuti.

  4. per il sig. Amodeo: Va bene, tutto giusto come analisi…ma non serve dare consigli a cosolini affinchè faccia una legge. Con le conventicole vigenti c’è il rischio che la legge la facciano in barba a tutto e tutti e poi voglio vedere a fermarli!

    Il porto franco deve restare tale ed iniziare a lavorare. Invece di investire soldi in opere e progetti idioti (vedi la penosa passerella sul canale, 750.000 eurini) li si spostino sul porto e sulla conseguente occupazione.

  5. Nessuno al mondo sa cosa potrebbe funzionare nel Porto Feanco vecchio. Subito dopo l’arrivo dell’Italia, gli organi dello Stato italiano fecero tutto il possibile per svuotare il Porto Franco delle sue prerogative. Quelli che potevano protestare stettero zitti. Per i triestini non era patriottico dire qualcosa contro l’Italia. Gli altri porti italiani erano tutti contenti. Inglesi e americani non volevano saperne più di Trieste e dei suoi problemi. Alla Jugoslavia andava bene così, tutto lavoro per Fiume e Capodistria.
    Il Porto Franco vecchio fu lasciato deperire, senza ombra di interventi. Senza allacciamenti elettrici. Oggi senza cablatura. Con i moli privi anche della manutenzione essenziale, a parte l’Adria Terminal. Gli ultimi due mattoni alla demolizione sono stati forniti dal Ministero dei Trasporti (oggi infrastrutture) e da Trenitalia. Secondo la legge portuale vigente (84/1994) “E’ fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste. Il Ministro dei trasporti e della navigazione, sentita l’autorità portuale di Trieste, con proprio decreto stabilisce l’organizzazione amministrativa per la gestione di detti punti franchi”. Bene, in 19 anni il ministero non ha trovato il tempo di redigere il decreto, forse per paura che il porto di Trieste torni a funzionare. Trenitalia da parte sua ha sospeso il servizio ferroviario, unica possibilità per far entrare e uscire le merci. Senza questi due elementi, decreto attuativo e collegamento merci, nel Porto Franco vecchio non si può far nulla: neppure le speculazioni edilizie, perché nessuno compra una mansarda in un posto ad accesso limitato.
    La mia opinione è che il M5S, che mi pare sia l’unica forza politica ad aver inquadrato correttamente il problema, dovrebbe mettere in atto una campagna perché il ministero la smetta di venir meno ai suoi doveri, e scriva il decreto, passo inevitabile per sapere cosa può diventare quel pezzo di Trieste. Da lì si può cominciare. E qualcuno spieghi a Cosolini che non basta un referendum per spostare il Porto Franco. Occorre una legge. La chieda ai suoi amici parlamentari. Senza la legge, i suoi amici del cemento non potranno fare un beato accidente lì dentro.

  6. Vi faccio un suggerimento: create un semplice piccolo glossario rispetto le espressioni “porto franco”, “punto franco” , “porto assegnato”, “DDL” (Delivered Duty Paid) e altre associate alla questione dell’interesse triestino rispetto l’area del Porto Vecchio. C’è una grande confusione precedente e anche fra di voi rispetto il vero significato di questi termini e cosa rappresentano come scelta.Se sappiamo di quello che parliamo possiamo avere un confronto più proficuo!

  7. Condivido che in Porto Vecchio non si debbano fare speculazioni edilizie. E che si debba chiarire la questione della costruzione della rete fognaria e -quindi- degli oneri di urbanizzazione.
    Non condivido l’ipotesi che si possa avviare una attività di trasformazione in area porto vecchio, o meglio: attività industriali che necessitino di trasporti via strada o ferrovia e possono trovare posto in punti franchi del porto nuovo, meglio serviti.
    Temo che tutto il concetto di punto franco sarà difficilmente valorizzabile, in un ambito di economia allargata, abbattimento di frontiere e l’utilizzo dell’importazione (ammissione) temporanea (articoli 555/583 del Reg. (CEE) 2454/1993), di cui godono, ad es. i nostri produttori di caffè.
    Sognerei una destinazione museale, universitaria e di servizi, escludendo unità abitative, tipo docklands di Londra.
    Comunque -secondo me- anche se abbiamo idee diverse, solo il fatto che se ne può parlare e discutere è sintomo di vera democrazia!

  8. sono perfettamente in linea con quanto espresso nell’articolo.Aggiungo: stiamo molto attenti xchè i soliti noti sono in agguato,pronti a speculare sulle nostre miserie. Dopo averci portato via i cantieri,con tutto il terziario,vorrebbero cementificare a loro uso e consumo un’area destinata dal diritto internazionale a punto franco. E’ ovvio che una volta riconvertita la zona ad edilizia pubblica o altro non si potrebbe piu’ tornare indietro. Cacciamoli via loro ed i loro supporters.

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