Rigassificatore: un possibile scenario da “day after tomorrow”

0

«Il gas metano freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e viaggerebbe sulla superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi, la nube si mescolerebbe con l’aria. Una miscela fra il 5 e il 15 percento di metano con l’aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile».

Non è la scenografia del sequel di «Day after tomorrow», ma la descrizione reale di ciò che accade quando una nave metaniera (una di quelle che attraccheranno due volte la settimana a Zaule) dovesse spezzarsi, magari in seguito a un attentato, descritto da Piero Angela. «Questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investendo una città, una qualsiasi (inevitabile) scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube. La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in ’’piccole dosi’’, dando luogo a un numero incalcolabile, altissimo, di morti differite nell’arco di 80 anni».

Come mai non vi è nulla di questo scenario nello Studio di impatto ambientale del rigassificatore? È semplice: viene scartato a priori. Piero Angela invece specifica: «Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile». Una ricerca, commissionata dalla città di Oxnard (California) prevede che la nube di fuoco si spanderebbe in un raggio di 55 km, un «compasso» con centro Zaule includerebbe, in questa scena da inferno dantesco, oltre alle senza scampo Trieste e Muggia, anche tutta la costiera, Monfalcone, Capodistria e, a Nord Ovest, Grado.

Ciò che accadrà sicuramente, invece, sarà la clorazione dell’acqua del Vallone di Muggia: questo trattamento riguarderà qualcosa come 600.000 metri cubi di acqua di mare al giorno, come dire il volume di un edificio di 20 piani con la base grande come piazza Unità. L’intero ammontare dell’acqua della Baia di Muggia, che contiene un volume d’acqua non superiore a 100 milioni di metri cubi, verrà fatto fluire attraverso l’impianto per due volte all’anno, annientando ogni forma di vita.

L’ottimista Ciro García Armesto, project manager di Gas Natural, sostiene che la pericolosità attorno ad una nave gasiera «in azione», arriva a non più di 25 metri dalla stessa zona di operatività, come dire che nel sopraccitato caso di fuoriuscita del metano a -161° chiunque potrebbe starsene lì tranquillo ad una trentina di metri. La Gas Natural si è presentata a Trieste, alla Camera di Commercio così sicura di raccogliere consensi unanimi da pretendere un incontro blindato, con i soli imprenditori triestini, alla larga da seccanti domande di qualche giornalista impertinente e, tanto più, tenendo il popolo «outdoor». Peccato per el señor Ciro García Armesto che il rigassificatore rientri, essendo innegabile la sua pericolosità, nella cosiddetta «legge Seveso», la quale contempla una completa trasparenza sulla valutazione dei rischi e l’integrale trasmissione degli stessi alla popolazione interessata. Per concludere: constatato che il rigassificatore verrà a completare la trimurti triestina assieme al Termovalorizzatore ed alla Ferriera, considerato che la ricaduta occupazionale per Trieste sarà risibile, si prevedono 70 posti di lavoro, ovvero gli stessi occupati di una cooperativa di medie dimensioni, preso atto che il prezzo del gas «in bolletta», per l’utente non diminuirà di un centesimo, a chi conviene assemblare una tale mostruosità nel catino di Zaule?

Alessandro Giombi
Lista Civica TRIESTE 5 STELLE – beppegrillo.it

(intervento pubblicato su Il Piccolo il 24 giugno 2010)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.